
CARMINE SCAFA
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Direzione MedioEvo
Un aspetto straordinario di questa fase storica in cui le paure, le incertezze per il futuro, le disillusioni accumulate, le speranze esaurite hanno contribuito ad alimentare il bisogno di sentirsi protetti da ciò che è estraneo, diverso, insolito, è che la concentrazione dei poteri politico, economico e tecnologico si è compiuta. I miliardari, i magnati della “Silicon Valley”, come un’unica falange, marciano uniti. I nuovi sovrani indiscussi del mondo. Come è potuto accadere tutto questo? Le spiegazioni sono meno semplicistiche di quanto si possa immaginare.
Un elemento importante, ma non l’unico, è stata la globalizzazione imperante degli ultimi decenni, che avrebbe dovuto favorire una miscela di culture e identità.
L’obiettivo era condivisibile per non dire nobile. Ma il risultato non è stato quello di formare tanti “Cittadini del Mondo”, a prescindere dal colore della pelle oppure dalla religione di appartenenza, come i più illuminati avevano immaginato. In particolare, i social media, che avrebbero dovuto essere una formidabile arma democratica a disposizione dei cittadini in grado di aprire le menti, rimuovere ostacoli, favorire la trasparenza e la diffusione dell’informazione a tutti i livelli, paradossalmente hanno prodotto un risultato opposto. Anziché promuovere il confronto fra diverse culture, opposte convinzioni, hanno innescato un processo di divisione in gruppi omogenei, delle vere e proprie gabbie, in cui rinchiudersi senza comunicare all’esterno.
La possiamo chiamare “Politica dell’identità”, dove attraverso il binomio “Patria/Razza” si possono riconoscere nello stesso gruppo super-ricchi e poveri. In effetti è un modo per spostare le basi del consenso che si concentra su elementi di radicalizzazione ideologica ed etnica, mettendo in secondo piano gli aspetti di giustizia e libertà. Quello accaduto con la seconda elezione di Trump negli Stati Uniti è un caso emblematico che conferma questo processo in atto.
Il 20 gennaio del 2025, al Campidoglio di Washington, una parata di ricchi miliardari, brindando con costoso champagne, festeggiavano le elezioni vinte dal “Tycoon” di “Mar-a-Lago”, grazie al voto convinto di milioni e milioni di americani in difficoltà economica crescente. Possiamo limitarci a pensare che questo risultato sia il frutto maligno di governi democratici incapaci di fare sufficientemente gli interessi di quelle masse di popolo che a loro facevano riferimento? Basta questo per comprendere i motivi per i quali i poveri votano con entusiasmo i ricchi? Questo è accaduto anche se dalle amministrazioni precedenti sono stati ottenuti risultati positivi in termini di occupazione, mai a così alti livelli, grazie ad alcuni provvedimenti di difesa dello stato sociale. Certo, si potrà dire, non è stato sufficiente! Allora, c’è dell’altro, qualcosa di più profondo che va oltre l’aspetto puramente economico. C’è la stanchezza dell’America profonda, quella che ha votato Trump dopo ottanta anni da Sovrani del mondo, a dover gestire tutte le dinamiche geopolitiche del nostro pianeta. Voglia di ritirarsi nel proprio “backyard” acquisendo, per sentirsi più tranquilli, il Canada e la Groenlandia ed evitando solo il Messico, poiché troppo popolato e povero. Il problema è che per diventare un Impero si deve avere fatto di tutto, anche azioni sgradevoli che hanno umiliato popoli, operato ingiustizie per promuovere i propri interessi. Veramente è pensabile che, ritirandosi nei propri confini per vivere in serenità e benessere, la cosa sia accettata da tutti senza problemi? Se sei stato un Impero e ad un certo punto decidi di non esserlo più, qualcuno il conto te lo presenta, anche entrando, senza bussare, nel tuo cortile di casa.
RECENSIONE DEL LIBRO “UMAGONIA” DALLA "VOCE DEL NISSENO di DANIELA VELLANI
di DANIELA VELLANI – LO SCAFFALE.
Ingegnere di Torre Annunziata, pubblica questo libro di 176 pagine. Il titolo è un neologismo: fonde i termini uomo e agonia. I particolari su “La Voce del Nisseno”
“UmaGonia” (ed. Loffredo) è la recente opera di Carmine Scafa. Il titolo, un “neologismo” che fonde i termini uomo e agonia, sintetizza con intensità il profondo messaggio che l’autore intende trasmettere attraverso le pagine del libro.
Si tratta di un testo di grande attualità, capace di stimolare la mente e invitare alla riflessione, offrendo spunti di approfondimento di carattere sociale, psicologico e comportamentale. Offre risposte alle diverse domande che ci poniamo di fronte a una società sempre più complessa e disorientata, in cui odio, rabbia, ingiustizia, violenza, guerra, ipocrisia, mancanza di dignità, ignoranza, pregiudizio, discriminazione e razzismo si diffondono sempre di più, offuscando gli ideali e i valori che hanno guidato l’umanità dal dopoguerra in poi.
Scafa analizza questi aspetti in modo molto approfondito, senza mai arrendersi al pessimismo, ma trasmettendo invece un messaggio di speranza. Il suo è un invito a interrogarsi su come agire per migliorare non solo la vita propria, ma anche quella collettiva, riscoprendo la comprensione e la bellezza dell’altruismo.
“Dai piccoli gesti dei singoli possono nascere le grandi rivoluzioni”: un’equilibrata e rispettosa coesistenza tra locale e globale può diventare la premessa di un nuovo umanesimo e di una crescita interiore e collettiva.
L’autore invita a puntare sulla connessione tra culture e popoli, attraverso conoscenza, la consapevolezza, rispetto e gentilezza, elementi essenziali per la costruzione di una società empatica e sostenibile, una società capace di ridurre le disuguaglianze economiche e sociali, tutelare i diritti di ogni essere, sviluppare un rapporto armonioso con la natura e favorire il dialogo e l’alleanza tra esperienze e innovazione.
Il libro, dedicato a “Vincenzo Siniscalchi, Maestro di vita” è un saggio prezioso, una luce nel mondo confuso e grigio di oggi. Pagina dopo pagina, alimenta la consapevolezza di dove siamo giunti e offre gli strumenti per affrontare e comprendere le problematiche più controverse.
È un’opera di grande spessore, arricchita da citazioni di personalità illustri come Piero Angela, Pier Paolo Pasolini, Bernardo Kastrup, Luigi Pirandello, Albert Einstein e da una interessante bibliografia tematica.
I riferimenti autobiografici sono costanti e significativi: attraverso la propria vita, quella dei suoi cari e degli amici della sua generazione, l’autore favorisce l’empatia del lettore e rende lo scorrere delle pagine più coinvolgente.
Il libro
I tredici capitoli sono preceduti da una Premessa in cui Scafa espone riflessioni personali sullo scorrere del tempo, l’età, il gap generazionale, le esperienze di vita e il concetto di “Nuovo Umanesimo”, cardine dell’intera opera. I capitoli affrontano con completezza diverse tematiche, offrendo spunti per un dialogo proficuo con i lettori.
Nel primo capitolo, “Perché UmaGonia”, l’autore introduce le questioni centrali del testo: le disuguaglianze, la carenza di risorse naturali, le tensioni geopolitiche, il populismo socio-politico, la cattiveria, il conformismo e l’adesione al pensiero unico. Invita, al contempo, a coltivare l’arte dell’osservazione e a riconoscere la ricchezza insita nella diversità.
Il secondo capitolo, “L’ignoranza non è mai innocua”, analizza il declino culturale contemporaneo e il potere manipolatorio dei media, in contrapposizione agli anni ’70, quando cinema, libri, radio libere e battaglie civili erano uniti dal filo rosso dell’istruzione e della cultura.
In “Le maschere dell’ipocrisia” emergono le contraddizioni della società moderna riassunte nel motto “fai quello che dico, ma non quello che faccio”.
“Lo schermo religioso”, affronta il tema della fede e della teocrazia, dalle crociate ai conflitti moderni, dal cristianesimo allo schiavismo. In “La rabbia e la paura sono parenti stretti dell’odio”, l’autore esplora i meccanismi del potere, della manipolazione, del fanatismo e della violenza. Il capitolo “Moderati o estremisti” riflette sulla necessità di un’Europa coesa, capace di affrontare le sfide globali.
In “Intelligenza umana e artificiale”, Scafa mette a confronto la società contemporanea con quella degli anni ’70, richiamando al pensiero critico e al valore del patrimonio culturale come base di un Umanesimo rigenerato. “Il progresso può essere costruttore o distruttore… dipende da noi”.
“Direzione Medioevo” affronta gli effetti della globalizzazione, dei social media dominati dagli oligarchi e del ritorno all’autoritarismo, con riflessioni sul mito del “più forte” e sul concetto di “democrazia autoritaria”.
In “Dal sociale al personale: il ciclo della vita”, l’autore intreccia esperienze personali e riflessioni universali sul tempo, la malattia e la morte, infondendo coraggio, serenità e speranza. Il capitolo “L’umanità sincera di Vincenzo Siniscalchi” è un omaggio a “un uomo colto che sapeva ascoltare”.
L’opera si chiude con “La cura è in un mondo più femminile”, dove il “pianeta donna”, definito “l’avvenire dell’uomo”, è analizzato nelle sue molteplici dimensioni, dal ruolo sociale alla violenza di genere, con riferimenti alle figure femminili più care all’autore: moglie, madre e figlia.
“UmaGonia” è un libro ricco e arricchente. In un’epoca in cui siamo quotidianamente travolti da notizie contraddittorie, l’opera di Scafa, fondata su conoscenza, esperienza e competenza geopolitica, offre una direzione chiara: partendo dai singoli, si può trasformare l’agonia umana in una nuova umanità.
L’uomo è sempre stato guidato da sogni e utopie. È tempo di recuperare l’essenza dell’essere umano, accettandone le fragilità, per costruire insieme un futuro migliore.
Info: “UmaGonia” di Carmine Scafa (Paolo Loffredo ed. 2025 – 176 pagine) in copertina Jardin des Plantes, Parigi, 2012, foto di Sonia Ritondale.
Carmine Scafa (Torre Annunziata 1955), ingegnere, è stato dirigente Finmeccanica. Attualmente è amministratore unico della S.E.Te.S. Cura una rassegna di geopolitica e cultura e ha pubblicato per Loffredo “In equilibrio tra due secoli” (2013), “In viaggio con i miei figli” (2014), “1000 centri per 1000 universi” (2016), “Decido io per il tuo bene” (2017), “A cosa stai pensando?” (2019), “Il giorno della marmotta ai tempi del virus” (2021) e “Il disincanto degli ultimi umani del ‘900” (2023).
DANIELA VELLANI